Adozioni, single sul piede di guerra: perché in Italia ci ostacolano?

Adozioni, single sul piede di guerra: perché in Italia ci ostacolano?

Il desiderio di genitorialità non può restare paralizzato tra concetti e definizioni stereotipate : è questa la protesta che avanza da persone single e coppie omosessuali “emarginate” da una burocrazia insormontabile che caratterizza l’iter di adozioni in Italia. Per la legge italiana un single non può adottare un bambino, ma è disposta ad intervenire prontamente per togliere la tutela genitoriale qualora sussistano- seppure gravi- condizioni di incompatibilità nello status di genitore. Per dirla brevemente, la corsia preferenziale è rappresentata sempre dall’affidamento del bambino ad una casa famiglia piuttosto che rendere possibile le convivenza all’interno del un nucleo familiare dove, per certo, il bambino godrebbe di maggior diritti e rispetto. Esistono comunque delle eccezioni, le cd. “adozioni speciali”, che consentono ai single di adottare un bambino. Si richiede che:

-il bambino orfano ha rapporti pregressi e stabili con il single;

-il bambino orfano è portatore di handicap;

-sussiste l’impossibilità di affido preadottivo da parte di una coppia

Eccezioni che quasi mai costituiscono una regola e, mai, semplici da praticare.

Nel resto d’Europa l’iter legislativo è più semplice. In Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania è consentita l’adozione da parte di single che abbiano un’età maggiore dei 30 anni. Molto spesso gli italiani decidono di andare all’estero e dar seguito alla richiesta, dove l’iter legislativo è più semplice. Una volta tornati in Italia però occorre richiedere al Tribunale dei Minori il riconoscimento della decisione presa da uno Stato estero e legittimare l’adozione. In questi casi, come in tutti quelli che riguardano l’adozione di minori da parte di una persona non coniugata, questa viene approvata come “adozione in casi particolari”.

A puntare i riflettori sulla vicenda è Claudia Gerini, attrice, alla soglia dei 50 anni vorrebbe poter adottare un bambino da single. “Perché un bambino deve stare in un istituto anziché con una mamma che gli vuole bene? Vorrei tanto che si aprisse un caso: magari, se la battaglia la fa un’attrice, ha più eco”. E non a torto: le case famiglia che noi pensiamo un “rifugio” ideale per orfani o bambini sottratti alle famiglie si rivela nella maggior parte dei casi in case dell’orrore. I racconti della cronaca riportano episodi osceni, dove i bambini non sono considerati per la loro natura e necessità, bensì come oggetti su cui consumare abusi e perversioni di ogni genere. E’ la storia di Carmelo A.G. di 51 anni, responsabile a Palermo di una comunità alloggio per minori con disturbi del comportamento. Le accuse a suo carico erano pesantissime:  orge, sesso con ragazzine disabili mentali, alcool e droga e  visioni di film porno girati “in casa” in cui lui era uno degli attori. Ma non è il solo: gravi accuse di abuso dei mezzi di correzione, violenza privata e maltrattamenti anche per direttore responsabile della comunità di recupero “L’Aquilone” di Galatina, in provincia di Lecce. Le indagini parlano chiaro: l’uomo avrebbe picchiato, minacciato e costretto a dormire per terra i ragazzini disagiati che erano ospiti della casa famiglia che gestiva. La narrazione potrebbe continuare per ore e rivelare scenari impensabili , degni delle migliori trame dei film horror.

La necessità di consentire le adozioni è equiparabile al desiderio sempre vivo di genitorialità , con l’aumento di richieste da parte di chi potrebbe donare una vita serena a bambini e adolescenti , affidati a strutture che rendono la loro esistenza un inferno, con gravi conseguenze sulla psiche delle vittime. Bisogna essere parte attiva di una battaglia che merita di essere vinta. Per sostenerla è possibile partecipare alla campagna firmando la petizione su Change.org.

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