Gli interessi che stroncano la vita umana: il dramma del Mottarone

Gli interessi che stroncano la vita umana: il dramma del Mottarone

Un viaggio, uno come tanti, della funivia del Mottarone che la scorsa domenica si rivela fatale per 14 passeggeri a bordo: la fune di trazione si è spezzata all’arrivo nella stazione di monte, la cabina, libera dall’unico vincolo, è diventata un proiettile, ha ripercorso a ritroso gli ultimi 300 metri che aveva fatto a una velocità di oltre 100 km all’ora che l’ha fatta sganciare dalla fune portante e precipitare, schiantandosi a terra ad oltre 20 metri di altezza , finendo in una zona boschiva lontana da strade carrabili, il che ha reso inizialmente difficile l’opera di soccorso. Una tragedia che frena gli entusiasmi di una Nazione già provata dall’emergenza sanitaria, in procinto della ripartenza:  famiglie distrutte, nessuno ha trovato salvezza, eccetto un bambino di 5 anni,  Eitan, di origini israeliane, finora in coma farmacologico. Il piccolo sarebbe sopravvissuto alla tragedia grazie all’abbraccio del padre che potrebbe avergli salvato la vita.

Tante le ipotesi paventate, persino di un attentato, ma le analisi dei reperti parlano chiaro: la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso. Per gli inquirenti, il ‘forchettone’, ovvero il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainane, non è stato rimosso. Un gesto materialmente consapevole, per evitare disservizi e blocchi della funivia, che da quando aveva ripreso servizio, presentava anomalie.

LE INDAGINI-Sono questi i risultati agghiaccianti e fino a ieri impensabili raggiunti dagli investigatori in appena 48 ore di indagini che hanno portato al fermo del titolare delle Ferrovia del Mottarone Luigi Nerini, di Enrico Perocchio , direttore del servizio e dipendente della Leitner di Vipiteno, società che ha fornito le cabine e manutentore del servizio stesso, e Gabriele Tadini, capo operativo del servizio.

LE ACCUSE-“Guasto ignorato per soldi”: gravissima l’accusa mossa dalla procuratrice Olimpia Bossi che ravvisa una colpa grave nell’accaduto nei confronti degli indagati consapevoli che quella tragedia prima o poi si sarebbe consumata a scapito di ignari malcapitati, un comportamento “consapevole e sconcertante” di chi ha preferito il guadagno alla sicurezza. Una scelta “orripilante” quella che i tre hanno portato avanti pur di evitare una riparazione adeguata del sistema frenante che probabilmente avrebbe portato a una lunga chiusura dell’impianto, le cui casse erano state messe già a dura prova dal lockdown.  I tre devono rispondere di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose nei confronti di un bambino (unico sopravvissuto) rimasto gravemente ferito e di rimozione od omissione dolosa di cautele – punisce chi omette di collocare strumenti destinati a prevenire infortuni – aggravata se dal fatto deriva un disastro, come in questo caso.

FUNIVIA E MANUTENZIONE-La funivia Stresa-Alpino-Mottarone è un impianto di risalita, situato nel comune di Stresa, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte, il cui scopo è quello di collegare la famosa cittadina del Lago Maggiore con la vetta del Mottarone. Essa è stata realizzata nel 1970 sul restante tracciato una volta occupato dalla vecchia ferrovia del Mottarone ed è divisa in due tronconi: il primo collega il comune con la frazione di Alpino, mentre il secondo collega Alpino con la vetta della montagna. Dalla sua inaugurazione fino al 2021 l’impianto è stato sottoposto a due revisioni straordinarie legate alla manutenzione: la prima nel 2002 affidata alla ditta Poma mentre la seconda, operata dalla Leitner, è avvenuta nel 2014. Un precedente dell’incidente è avvenuto invece nel luglio 2001, quando una cabina con a bordo 40 passeggeri è rimasta bloccata a metà del tragitto iniziale, richiedendo l’intervento delle forze di soccorso.

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