La Russia di Putin non fa sconti e  Navalny resta un affare di famiglia

La Russia di Putin non fa sconti e Navalny resta un affare di famiglia

“Ostile, intimidatorio, non compatibile con i valori della democrazia europea e con i principi del diritto internazionale”: la ritorsione della Russia di Vladimir Putin, dopo l’accordo europeo su nuove sanzioni al Paese legate al caso dell’oppositore Alexei Navalny e alle violazioni dei diritti umani, ha colpito anche il presidente del parlamento Ue, David Sassoli. Secondo quanto riportato dall’agenzia Interfax, “in risposta alle misure limitative introdotte il 2 e il 22 marzo di quest’anno nei confronti di sei cittadini russi”, la Federazione ha sanzionato l’esponente del Partito Democratico e sette responsabili europei vietando loro l’ingresso nel Paese. L’accaduto ha acceso gli animi delle istituzioni europee , unite per agire nell’interesse di Alexei Navalny, oppositore russo, centro della delicata questione  in tema di difesa dei diritti umani, della libertà e della democrazia.

I dissapori tra Putin e l’UE risalgono a inizio anno ovvero quando i ministri degli Esteri europei hanno approvato le sanzioni contro la Russia per il caso Navalny. Lo scorso febbraio Navalny era già stato condannato in primo grado a pagare una multa di 850mila rubli (circa 9.400 euro) a cui ha fatto appello , condanna poi confermata, oltre a dover scontare 3 anni e sei mesi di carcere. Lo hanno stabilito i giudici, commutando in pena detentiva la condizionale relativa ad una condanna pendente dal 2014. Secondo il tribunale, l’oppositore russo – ricoverato in un ospedale a Berlino da agosto ai primi di gennaio, in seguito ad un tentativo di avvelenamento, e poi arrestato lo scorso 17 febbraio a Mosca  – avrebbe violato i termini della sospensione di pena per cui non vi è alternativa allo stato di detenzione.

Una condanna ingiusta per Yulia Navalnaya, moglie dell’oppositore ” messo in prigione illegalmente”- perché Putin- “ha paura della competizione politica e vuole restare sul trono per il resto della sua vita. Ciò che sta accadendo ora è una vendetta personale attraverso giustizia sommaria”. Non solo: sembrerebbe che lo stato di detenzione si sia rivelato per Navalny un vero e proprio inferno talché per pretendere cure mediche appropriate abbia indetto lo sciopero della fame sino a ridursi in condizione di sopravvivenza estrema, fino a pesare solo 72kg (dai suoi 94kg).

L’Unione Europea scende in campo a difesa di Alexei Navalny a garanzia del libero contraddittorio politico e della libertà dii espressione e del pensiero ma la Russia teme che la questione possa incrinare i rapporti con l’Unione, di collegare “le prospettive delle relazioni Russia-Ue al caso di questo detenuto”: lo ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, poche ore prima del pronunciamento della sentenza su Navalny. E’ noto come l’arresto e la condanna dell’oppositore sono stati accolti con un misto di malessere e disagio in Europa e in Germania, dove Navalny è stato curato dopo il tentativo di avvelenamento.

Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli e la vicepresidente della Commissione Ue Vera Jourová, con delega ai Valori e alla Trasparenza, sono finiti nel mirino del Cremlino che, come ritorsione per precedenti sanzioni contro uomini vicini a Vladimir Putin, ha deciso di vietare loro l’ingresso in Russia come «persone non grate». Sono stati colpiti dal provvedimento altri sei tra funzionari comunitari e di Paesi Ue, tra cui Jacques Maire membro della delegazione della Francia all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Mosca contesta le sanzioni imposte dall’Ue il 22 marzo a due russi accusati di perseguitare attivisti Lgbt nel sud della Russia e le misure, il 2 marzo, nei confronti di quattro funzionari vicini al presidente Putin e legati al caso del dissidente russo Aleksej Navalny, di cui Bruxelles chiede la scarcerazione. Sono stati colpiti dalle misure restrittive anche tre funzionari degli Stati Baltici, oltre a un tedesco e uno svedese. A metà aprile Praga aveva accusato Mosca di essere responsabile di una serie di sabotaggi in Repubblica Ceca con espulsioni reciproche di diplomatici.

Maria Parente

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