La Terra brucia, il mondo va in fiamme. Colpa di chi?

La Terra brucia, il mondo va in fiamme. Colpa di chi?

Gli incendi predominano questa torrida estate e diventano gli antagonisti per eccellenza di monti e boschi dell’intero pianeta: dalla Grecia, Turchia e Italia alla California, dall’Australia alla Siberia, l’Amazzonia e l’Africa, soprattutto l’Africa e in particolare quella sub-sahariana. A ardere sono anche la penisola arabica, la costa mediterranea, l’Europa nord-orientale, mentre in Asia a bruciare sono le coste dell’India, la Siberia, nonché Cina, Malesia e Indonesia.

NEL MONDO-Per quel che riguarda l‘Africa, anche se non è possibile determinare dal satellite come sia scoppiato un incendio, scrive la NASA, la diffusione, la posizione e il momento dell’anno suggeriscono che i roghi siano dolosi e siano stati appiccati per scopi agricoli. I coltivatori in queste aree usano il fuoco da migliaia di anni per pulire i campi dalle vecchie colture e prepararli per le nuove, bruciare le sterpaglie, rinnovare i pascoli o la savana. Anche se il fuoco è un modo efficiente e economico per gestire la terra, soprattutto nella savana africana dove l’ecosistema dipende dagli incendi periodici per la sua salute, i roghi sono fonti di pericolo, come fumo, rilascio di gas serra e distruzione degli ecosistemi. Il Canada e l’Ovest degli Stati Uniti d’America sono ancora in fiamme, dopo i giorni di temperature roventi che hanno provocato incendi e vittime. Ma non porteranno sollievo nemmeno le prossime ore, perché si prevede la quarta ondata di caldo nell’arco di cinque settimane. Sono dodici gli Stati che stanno già combattendo contro 71 diversi incendi attivi; complessivamente, secondo il National Interagency Fire Center, stanno andando a fuoco circa 4.021 chilometri quadrati.

IN ITALIA-Il Sud d’Italia continua a bruciare non solo per l’anticiclone Lucifero che imperversa da giorni portando le temperature costantemente sopra i 40 gradi ma, soprattutto, per la gran quantità di incendi che tengono impegnati uomini e mezzi di soccorso dei vigili del fuoco, corpo forestale e protezione civile, per terra e per aria. La situazione più grave nei comuni di San Luca, Cardeto, Roghudi, Roccaforte del Greco, Mammola, Gioiosa Jonica, Grotteria, San Giovanni di Gerace, Caulonia e Cittanova. Alcuni centri sono stati evacuati, diverse abitazioni rurali inghiottite dalle fiamme. In Sicilia brucia la macchia mediterranea delle Madonie; in Sardegna spento il fuoco sul monte Arci che ha distrutto cento ettari di bosco. È però in Calabria, dove le vittime del fuoco sono state quattro in pochi giorni, la situazione più grave.

Sono ovunque gli incendi in questi giorni lungo la penisola italiana.Per la maggior parte sono roghi dolosi. Secondo i dati dei Carabinieri solo il 2% dei roghi ha una causa naturale. La parte restante è provocato dall’uomo e più della metà di questi incendi ha origine dolosa. Non c’è solo la malattia o la follia dietro a chi appicca incendi. Spesso è una scelta, un calcolo per vantaggio economico o una vendetta. Il Corriere della Sera riporta in esclusiva il rapporto Ecomafia 2021 di Legambiente in cui si legge che nel 2020 sono andati in fumo 62.623 ettari con un aumento del 18% rispetto al 2019.  Questi roghi sono innescati da piromani, ma soprattutto dalla malavita. Secondo Legambiente questi si tratta di reati spia: alla ‘ndrangheta interessa la gestione del patrimonio boschivo, in Sicilia si è fatto un collegamento fra gli incendi e il business del fotovoltaico. La maggior parte degli incendi sono nelle regioni in cui è maggiore la presenza di organizzazioni della criminalità organizzata: 54,7% dei reati e l’82% della superficie danneggiata.

Le conseguenze sono drammatiche, comportando distruzione di animali e piante; gli insediamenti e vie di comunicazione sono esposti a un più alto rischio di erosione e caduta massi. Durante un incendio, si sviluppano temperature elevate che vanno a distruggere qualsiasi forma di vita di Flora e Fauna. Dopo il suo passaggio il suolo non è più in grado di ospitare la vita vegetale, in quanto molti elementi indispensabili alla crescita delle stesse sono andati distrutti.

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