Overkilling, la violenza inaudita dei figli verso i genitori: perché accade ed è imprevedibile

Overkilling, la violenza inaudita dei figli verso i genitori: perché accade ed è imprevedibile

Ammazzare un genitore, quando nella sua vita, il figlio lo considera “di troppo”: accade frequentemente e ad accomunare i carnefici, in ballo, la giovane età. E’ terrificante solo l’idea che possa verificarsi, eppure, la mancanza di lucidità, il desiderio disatteso di rivalsanei confronti dal padre o della madre, quando prende il sopravvento e si materializza nella mente dell’assassino , è già troppo tardi per impedirlo: il misfatto è compiuto e in poco tempo si realizza il disegno criminale. Benno NeumairErika De NardoPietro Masoperché i figli uccidono i genitori? Può trattarsi di parricidio, matricidio o parenticidio: quali sono le cause, cosa c’è all’origine di questa violenza?

Il fenomeno , definito overkilling, consiste nell’eccessiva quota di violenza, molto superiore a quella necessaria, con cui i giovani compiono l’assassinio.Tale modalità dell’azione lascia esterrefatti, così come anche le motivazioni inconsistenti, futili o ancora peggio la completa assenza di motivazioni che sta alla radice di questi delitti. Colpisce inoltre lo stato emotivo del giovane, vale a dire la freddezza e la determinazione durante il compimento dell’omicidio e l’assenza di rimorso in seguito, a fronte di un’apparente normalità che contraddistingueva l’esistenza del futuro assassino fino al momento del reato. I motivi di sgomento rispetto agli omicidi compiuti da adolescenti hanno molte volte a che fare con la tipologia delle vittime. Uccidendo i genitori, oppure i fratelli più piccoli, gli adolescenti infrangono dei tabù, perché con l’omicidio dei genitori si disintegra la famiglia. (De Pasquali, 2002)

E’ recente l’ultimo matricidio, accaduto ad Aicurzio, in provincia di Monza. Il 24enne Davide Garzia, testimonia l’omicidio dalla mamma, giustificando le sue intenzioni con il disturbo che gli arrecava la donna, gioiosa e spensierata, mentre lui viveva il suo dramma interiore. «Mi sentivo incompreso» ha detto ai suoi legali, facendo riferimento a quella «depressione» che sarebbe stata «trascurata» dalla sua famiglia. Dall’altra parte, invece, c’era quel «sorriso» di sua madre che «canticchiava allegra» a fare «da contraltare». A vederla in quel modo, serena e tranquilla, avrebbe perso il controllo. Il giovane-secondo la confessione riportata dal Corriere della Sera-avrebbe colpito la mamma prima con uno spintone ,a pugni e calci, per poi infierire sul corpo esanime.

Analizzare il movente alla base dell’omicidio non è affatto semplice ma, comunemente, viene individuato come disturbo psichiatrico preesistente, nella litigiosità familiare,o interesse economico. Per quanto riguarda le armi utilizzate nei parenticidi, si tratta soprattutto di armi da punta e da taglio, poi armi da fuoco e armi contundenti. La dinamica non segue un raptus improvviso, ma si tratta generalmente di un’azione estremamente pianificata, anche se poi l’assassino viene quasi sempre individuato in tempi brevi (De Luca, 2002).

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