Perché il caso Abbas ed il triste destino di Eitan ci tengono incollati alla tv

Perché il caso Abbas ed il triste destino di Eitan ci tengono incollati alla tv

La storia di Saman Abbas, la giovane diciottenne di origini pakistane uccisa per essersi rifiutata al matrimonio combinato, e del piccolo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, Eitan Biran di soli 6 anni, affidato dalla legge alla zia Aya Biran e rapito dal nonno Shmuel Peleg portato in Israele con un volo privato, tengono incollati alla tv milioni di italiani e i telegiornali, così come i talkshow propongono ore dedicate agli aggiornamenti del caso. Ma perché, le vicende che coinvolgono soggetti extra europei restano al centro dell’attenzione per mesi, se non per anni?

Due famiglie distrutte- la prima per aver perso una figlia, Saman, la cui morte resta al centro delle indagini; mentre il piccolo Eitan è sopravvissuto alla morte dei genitori, fratellino e bisnonni, al rimbalzo della funivia del Mottarone– le cui conseguenze si riversano sulle rispettive comunità mettendo in risalto leggi e tradizioni per noi occidentali incomprensibili, ma in grado di farci riflettere sulle reazioni dei familiari all’atto della tragedia.

Pakistan e Israele, due comunità lontane anni luce dalle consuetudini occidentali: è d’altronde nota la posizione delle autorità pakistane nei confronti delle donne e delle severe leggi che sono tenute a rispettare. Saman avrebbe dovuto sposare suo cugino: non è la prima ragazza pakistana che si era rifiutata di sottostare ad un matrimonio combinato, ad essere uccisa per l’onore e per la tradizione. In Italia è arrivata da bambina, scoprendo un universo parallelo ma completamente opposto a quello di origine: Saman voleva sposare il fidanzato conosciuto in chat (residente a Roma) tanto osteggiato dalla famiglia. E aveva già ordinato un abito per il matrimonio, direttamente in Pakistan. Ma Shabbar, il padre della 18enne, aveva fissato le nuove nozze combinate con un cugino in Pakistan a giugno. Il matrimonio con il nuovo fidanzato non era contemplato. La giovane sii innamora della vita occidentale , conosce la libertà sotto ogni aspetto, e non vuole rinunciare. Ma deve. La sua abnegazione le costerà la vita. Secondo la Procura Saman Abbas è stata uccisa la sera del 30 aprile.

Diversa è la sorte di Eitan che si ritrova, tempo un battito di ciglia, a sopravvivere senza l’intera famiglia: la funivia del Mottarone trascina con sé 14 persone, tra loro papà Biran, mamma Tal e il fratellino Tom, di soli 2 anni. A distanza di mesi dalla tragedia il nonno di Eitan, Shmuel Peleg, sottrae indebitamente il piccolo alla custodia legale della zia Aya Biran. Finisce chiaramente agli arresti domiciliari . Le autorità israeliane dovranno «restituire» al suo tutore legale in Italia il piccolo Eitan , unico sopravvissuto della sua famiglia nella tragedia del Mottarone. La zia ha presentato al tribunale per la famiglia di Tel Aviv un’istanza per riportare il bambino in Italia, sulla base della Convenzione dell’Aja. Si tratta di “una istanza prodromica per un’eventuale attivazione della procedura” sulle sottrazioni internazionali di minori. Sembrerebbe che le ragioni alla base del gesto sono da rinvenire nell’astio tra la famiglia materna e paterna sull’educazione del piccolo, che a Pavia è stato iscritto in una scuola religiosa cattolica. Secondo la moglie Shmuel, Etty Peleg, nonna di Eitan, il bambino avrebbe manifestato la volontà di tornare in Israele e che in Italia non ha ricevuto il supporto necessario dopo la perdita dei genitori. Non sarà facile, ma il bambino dovrà tornare in Italia, sperando che i nonni materni riacquistino fiducia nelle nostre istituzioni.

Sono i retroscena probabilmente a catalizzare, più della tragedia, l’attenzione degli spettatori. Immedesimarsi nella vicenda, interpretare sentimenti e stati d’animo, si rivela un affare di cui sembra indispensabile occuparsi. Quasi, involontariamente, relegando questi eventi su una corsia preferenziale a cui prestare più tempo e attenzione. Nella tragedia del Mottarone hanno perso la vita tredici persone ed esclusa la famiglia israeliana, delle altre vittime non si conosce identità o ancor peggio sono state placidamente dimenticate. Così come per i femminicidi le cui vittime sono giovani donne italiane a cui viene strappata la vita con brutalità inaudita, dopo qualche giorno di clamore non fanno più notizia, assommandosi all’enorme mole della casistica. Certo che il caso di Saman intreccia profili complessi di un qualsiasi altro femminicidio, ma la morte di una giovane donna non dovrebbe conoscere alcuna distinzione. In generale.

a cura di Maria Parente

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